Il cece

E’ una leguminosa (come i piselli, i fagioli, la fava) che viene dall’Asia. E’ facile da coltivare e buonissimo da mangiare. Tutti pensano che venga solo al sud, ma i vecchi da noi l’hanno sempre coltivato a file alterne con mais e fagioli. Si semina in pieno campo a una profondità di 3-4 cm a postarelle di 3-4 semi ogni 50 cm e a una distanza tra le file di 30-40 cm. Germina in 12-15 giorni. Messo a mollo prima della semina germina in una settimana. Lo si lascia a bagno per un giorno in acqua e per altri giorni in umido (come si faceva da piccoli con il cotone) fino a che non mette le radichette. L’ammollo anticipa il tempo di germinazione in terra e scongiura il pericolo dei topi che gradiscono molto le leguminose da seme. Fra la semina ed il raccolto passano dai 4 ai nove mesi. Ed è per questo che è meglio seminarlo in ottobre. . Lui nasce e si ferma fino a febbraio. Poi cresce e matura tra giugno e luglio. Seminato a marzo aprile, lo si raccoglie fra agosto e settembre.

foto cece
Il cece è una pianta annuale. Il fusto è verde e diventa alta circa 50 cm. Fa dei fiorellini bianchi e azzurri e dei baccelli piccoli nei quali ci sono 1 o massimo due semi. La radice è divisa in due parti. C’è una radice principale detta fittone che va fino a 80 cm di profondità e delle radichette secondarie che si sviluppano sotto il colletto e non superano i 25-30 cm di profondità. La profondità delle radici lo aiutano a superare i periodi di siccità. Le foglie sono composte da una quindicina di foglioline di un colore verde metallizzato. Si può mangiare fresco. Ma è “brigoso” da sbucciare E’ maturo quando la pianta cambia colore e comincia a seccare. Allora i baccelli si aprono e i semi cominciano a cadere a terra. Si toglie tutta la pianta, si appende a mazzi, all’ombra o si adagiano su teli, all’ombra naturalmente. Dopo una ventina di giorni il cece è quasi secco. Si pigiano i mazzi con i piedi per rompere il baccello e separare il cece dal baccello. Poi si aspetta una giornata ventosa. Si lancia in alto una manciata di ceci e baccelli rotti. Il vento porta via i baccelli rotti, che sono più leggeri, mente i ceci cadono a terra, sul telo. Adriano usa il compressore e quest’anno mi insegna.
Il terreno che ospita il cece deve essere ben lavorato e sminuzzato. Come tutte le leguminose, anche il cece trae grande vantaggio dalla fertilità residua, derivante dalla concimazione organica fatta per le colture precedenti. Se la terra è povera o se si sono perse le memorie della letamazione precedente sono sufficienti 20-25 kg di letame o compost ben maturo ogni 25 mq di terreno. Dopo la semina può essere di grande aiuto aggiungere in superficie 1kg di cenere di legna ogni 10 mq di superficie (una spolverata). Di grande importanza per il cece coltivato con metodi tradizionali sono le sarchiature del terreno subito dopo la nascita e ogni due settimane. Sarchiare vuol dire zappettare il terreno accanto al germoglio, facendo attenzione a non tagliare le radichette che sono ancora superficiali. La sarchiatura toglie le infestanti, riduce l’evaporazione dell’acqua dal terreno ed arieggia il terreno. Dal terzo mese di coltivazione in poi si rincalza, cioè si tira terra accanto alla piantina. L’operazione va ripetuta ancora una volta prima della maturazione del cece. Per quanto riguarda l’irrigazione il cece non ha grandi bisogni di acqua, tranne quando la pianta, dopo la fioritura, lavora per ingrossare i semi. Bisogna irrigare sempre al piede e mai sulle foglie per impedire malattie e danneggiamento dei fiori. Le leguminose hanno nelle radici dei batteri azoto-fissatori che prendono l’azoto dall’aria e lo depositano sul terreno. E’ bene non ripetere il cece sullo stesso terreno prima che siano passati cinque anni, perché si rischia la trasmissione di batteriosi. Ottima la consociazione con sedano, rape, ravanelli, insalate, mentre si sconsiglia l’abbinamento con aglio, cipolla, finocchi e piselli. Il cece gradisce molto la santoreggia che tiene lontani gi afidi. Infine la produzione del seme di cece. La pianta ha fiori perfetti ad impollinazione autogama (impollinazione operata nell’ambito dello stesso fiore o dello stesso individuo (autoimpollinazione) L’impollinazione è il trasporto di polline dalla parte maschile a quella femminile dell’apparato riproduttivo della stessa pianta o di piante diverse. L’impollinazione rappresenta il principale meccanismo di riproduzione. Esistono due tipi principali di impollinazione. La prima è l’autoimpollinazione o impollinazione autogama che si verifica quando il polline passa direttamente dall’antera di un fiore allo stigma dello stesso fiore. Le piante che praticano questo tipo di impollinazione sono dette autogame. Il cece è una pianta autogama. L’altro tipo di impollinazione è eterogama e si verifica allorquando il polline viene trasportato dall’antera di un fiore allo stigma del fiore di un individuo differente della stessa specie. Le piante che praticano questo tipo di impollinazione sono dette allogame. Il trasporto può essere mediato da diversi vettori: insetti, rettili, uccelli, pipistrelli, piccoli marsupiali e mammiferi, molluschi, vento, acqua e uomo (impollinazione artificiale).

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